Secondo voi fanno bene i vari comitati No Tav a fare protesta in ogni modo, anche arrivando alla violenza, o al contrario pensate che lo Stato non debba fermarsi davanti ad una minoranza di persone e proseguire fino in fondo nella realizzazione del trasporto ad alta velocità.
La questione non è semplice e purtroppo spesso c'è stata malainformazione a riguardo.
Vi propongo un articolo del provocatorio Vittorio Feltri e di seguito un'intervista pubblicata sul sito dei NoTav Val Sangone.
Due modi opposti di vedere la stessa situazione. A voi ulteriori contributi e commenti.
"Quei violenti che cercano la guerra" di Vittorio Feltri
E' una commedia dell'assurdo, il trionfo del non senso. In Val di Susa
non vogliono che si realizzi un tratto di linea ferroviaria ad alta velocità.
Chi ha paura del treno? Gli indiani? No, alcuni valligiani. Come si fa nel
terzo millenio a rifiutare il passaggio di un convoglio che sfreccia ad oltre 200
chilometri orari? Per quale motivo? Sono le domande che molti italiani si
pongono. Non mancano le risposte, ma non convincono. Chi abita su quelle
montagne pretende che i lavori non comincino nemmeno, e finora ha vinto.
Polizia e carabinieri non hanno mai forzato la mano. Probabilmente hanno
ricevuto ordini precisi: evitate provocazioni, cercate di non aizzare i
dimostranti, sorvegliate e basta. Cosicchécapitano cose strane. Gli agenti vengono
insultati, ma non hanno facoltà di reagire. Si beccano sputi. Rimangono
passivi per evitare incidenti. E’ lecito andare avanti in questo modo? Una
delle accuse ricorrenti ai nostri governi è la mancata modernizzazione del
Paese. Non è infondata. I nostri trasporti sono per lo più su gomma, e i Tir,
sempre più numerosi, invadono le strade e soffocano il traffico. L' autostrada
del Sole è perennemente intasata. Quando si è trattato di allargarla è venuto
giù il mondo: polemiche a non finire, blocco dei lavori, risse politiche,
scenate dei verdi e dei rossi. Risultato. La nostra principale autostrada,
detta colonna vertebrale della Penisola, è più o meno la stessa di cinquant'
anni fa, epoca in cui solo un cittadino su 7 od 8 possedeva una vettura.
Nuove autostrade? Non se ne parla neanche, c'è
il rischio di svegliare i cani ringhiosi della protesta ambientalista. Per
carità, tutti fermi. Modernizzare una nazione osteggiando qualsiasi tipo di
grande opera è un'impresa sovrumana. In Europa siamo stati gli ultimi, con Frecciarossa, ad adottare treni che compiano un
tragitto di 500 chilometri in meno di tre ore. La Francia li utilizza da trent'
anni. La nostra rete di rotaie è rimasta la stessa, per chilometraggio
complessivo, del periodo fascista. E la colpa non è soltanto della politica,
ma anche di chi è contro qualsiasi iniziativa ferroviaria: perché attraversa
una collina, perché certi terreni non si riescono a espropriare, perché il
Comune o la Provincia o la Regione si oppongono perché si rovina il paesaggio.
Le leggi, il decentramento, un
malinteso spirito federalista non aiutano a risolvere il problema: '
qui tutti hanno voce in capitolo ed esercitano
un potere ostativo; non c'è un' autorità centrale che abbia facoltà di decidere d'imperio.
VaI di Susa. Succede
che lo Stato delibera, in base ad accordi internazionali, di cooperare alla
realizzazione del cosiddetto treno ad alta velocità (Tav). Il provvedimento
non è stato preso a capocchia da un gruppo di speculatori, bensì dal
Parlamento in rappresentanza del popolo. Più legittimo di così si muore. E in
effetti si muore di tedio ad ascoltare le lagnanze di una comunità periferica
cui non vanno a genio le gallerie, perché bucano i monti. E che altro
dovrebbero bucare? Perché tanta ostilità per le perforazioni? Che male fanno?
Disturbano i caprioli? Personalmente non ne ho mai visto uno rintanarsi in
galleria. Ancora. Che differenza c'è fra un treno normale e un treno veloce?
L'Italia è piena di treni che vanno e vengono da tutte le parti e nessuno ne fa
un dramma, tranne i signori della VaI di Susa. I quali non si limitano a
dissentire: fanno un casino infernale come se la locomotiva con tutti i vagoni
irrompesse nella loro camera da letto. Sono in ballo da anni e non si
quietano.
I francesi hanno
subìto lo stesso treno senza fiatare; perché? Sono forse più stupidi dei nostri
compatrioti d'alta quota? Ecco il mistero. Dappertutto si realizzano strade ferrate
senza tante storie, mentre lassù sui bricchi piemontesi si manifesta e si mena
ogni due per tre, e intanto non si prosegue nei lavori. Carabinieri e polizia
assistono impotenti a prevaricazioni senza precedenti. Qualcosa non va per il
verso giusto: nel progetto o nei valligiani? Il sospetto è che sia buona la
seconda ipotesi. Nel qual caso, viene un gran desiderio di portare in valle non
solo il treno, ma anche il ponte sullo Stretto di Messina, una bella centrale nucleare
(che fa meno danni dei fili elettrici, come sa Luca Abbà), massì, pure una
deviazione della Salerno - Reggio Calabria, e già che ci siamo, la striscia di
Gaza e un tocco di Israele, così i contestatori imparano a non scocciare per un
treno della malora.
Erri De Luca, scrittore e alpinista, sostiene che la
resistenza civile della valle di Susa alla fine la spunterà contro tutti:
poteri forti, economia, politica e grandi media che monopolizzano
l’informazione. La montagna, dice l’autore, è una grande risorsa cui guardare
per il futuro, da difendere come fa la valle di Susa, che combatte contro
"stupidissimi e meschinissimi interessi economici".
di Giorgio Cattaneo
«L’epoca dei feudatari è finita, i sudditi non esistono più: qui ci sono cittadini». Parola di Erri De Luca, scrittore e alpinista, il 7 marzo ospite del Valsusa Filmfest e, nel pomeriggio, in visita al “presidio” No-Tav di Sant’Antonino, nel cuore della valle di Susa che si oppone da anni con grande tenacia al progetto di alta velocità ferroviaria fra Torino e Lione. «Questo è il motivo che mi fa dire che, qui, non passeranno. Non ce la faranno, a passare». De Luca ne è sicuro. La resistenza civile della valle di Susa alla fine la spunterà contro tutti: poteri forti, economia, politica e grandi media che monopolizzano l’informazione.
«Qui c’è una popolazione che non vuol essere invasa da queste opere gigantesche e inutili». Opere che «non si possono imporre, quando c’è questa volontà popolare». La comunità valsusina dunque resisterà, anche se «la politica è diventata una branca minore dell’economia, un comitato d’affari», e i media «sono anch’essi asserviti, fanno parte anche loro della catena di comando che l’economia ha sottomesso: politica, informazione».
Non tutto è perduto, però: «Esiste la possibilità di fare informazione indipendente, il monopolio dell’informazione non è così minaccioso: può essere sempre scalzato». Proprio l’informazione indipendente, dice De Luca, potrà costringere i grandi media a raccontare meglio la realtà di lotte sociali come quella in corso in valle di Susa. Alla fine, grandi giornali e televisioni «dovranno abbassarsi a informare», se saranno “incalzati” da un esercito di reporter indipendenti, armati di telecamere.
De Luca condanna la violenza delle cariche della polizia che il 17 febbraio hanno causato due feriti a Coldimosso. «Mi spiace molto – sottolinea lo scrittore – che in quest’ultima macelleria sommaria che è stata fatta, con due persone – non ferite: massacrate, deliberatamente – non ci sia stata la possibilità di ricavare qualche piccolo filmato, qualche informazione». Lo scrittore cita il G8 di Genova: «Ci furono torture, ma in Italia non esiste il reato di tortura. I poliziotti colpevoli sono stati condannati per lesioni». Almeno, aggiunge De Luca, se c’è informazione può scattare la denuncia immediata, quindi «una messa sotto accusa di quelle prepotenze».
Da Genova alla valle di Susa: «Quello che deve avere una lotta come questa è una moltiplicazione di fonti di informazione. E di riprese: dai telefonini alle telecamere, niente deve passare liscio, al buio. Il danno maggiore di quel massacro – dice, riferendosi alle violenze di Coldimosso – è che non sono circolate le immagini. Non deve più succedere».
Intervistato da “Libre” per il format televisivo italo-francese “Alp Channel” (programmazione su web e satellite a partire da aprile), Erri De Luca – vicino al movimento No-Tav già dalla rivolta popolare del 2005, che fermò il primo progetto Torino-Lione – insiste sul valore della resistenza democratica delle popolazioni alpine, decise a difendere il proprio territorio dall’invadenza delle grandi opere. «Una popolazione alpina ha un rapporto molto più stretto con il suo territorio, con l’ambiente, con la montagna, con l’acqua, con l’aria, con il suolo sul quale lavora. E dunque ha un diritto maggiore di intervento. E merita più ascolto».
La montagna, dice l’autore de “Il peso della farfalla” (capolavoro poetico, storia di un camoscio e di un cacciatore) è una grande risorsa cui guardare per il futuro, da difendere come fa la valle di Susa, che combatte contro «stupidissimi e meschinissimi interessi economici», da quando è l’economia a «dettare le leggi», che poi «la politica esegue», intascando «grandi affari», a beneficio di «quelli che ne approfitteranno». Secondo De Luca «bisogna riportare la politica al comando», come è avvenuto negli Usa: «Hanno eletto un presidente nero, uno che ha portato alla presidenza degli Stati Uniti delle idee e delle cattive intenzioni nei confronti dei profittatori economici. Da noi non è ancora successo, ma dovrà succedere».
«L’epoca dei feudatari è finita, i sudditi non esistono più: qui ci sono cittadini». Parola di Erri De Luca, scrittore e alpinista, il 7 marzo ospite del Valsusa Filmfest e, nel pomeriggio, in visita al “presidio” No-Tav di Sant’Antonino, nel cuore della valle di Susa che si oppone da anni con grande tenacia al progetto di alta velocità ferroviaria fra Torino e Lione. «Questo è il motivo che mi fa dire che, qui, non passeranno. Non ce la faranno, a passare». De Luca ne è sicuro. La resistenza civile della valle di Susa alla fine la spunterà contro tutti: poteri forti, economia, politica e grandi media che monopolizzano l’informazione.
«Qui c’è una popolazione che non vuol essere invasa da queste opere gigantesche e inutili». Opere che «non si possono imporre, quando c’è questa volontà popolare». La comunità valsusina dunque resisterà, anche se «la politica è diventata una branca minore dell’economia, un comitato d’affari», e i media «sono anch’essi asserviti, fanno parte anche loro della catena di comando che l’economia ha sottomesso: politica, informazione».
Non tutto è perduto, però: «Esiste la possibilità di fare informazione indipendente, il monopolio dell’informazione non è così minaccioso: può essere sempre scalzato». Proprio l’informazione indipendente, dice De Luca, potrà costringere i grandi media a raccontare meglio la realtà di lotte sociali come quella in corso in valle di Susa. Alla fine, grandi giornali e televisioni «dovranno abbassarsi a informare», se saranno “incalzati” da un esercito di reporter indipendenti, armati di telecamere.
De Luca condanna la violenza delle cariche della polizia che il 17 febbraio hanno causato due feriti a Coldimosso. «Mi spiace molto – sottolinea lo scrittore – che in quest’ultima macelleria sommaria che è stata fatta, con due persone – non ferite: massacrate, deliberatamente – non ci sia stata la possibilità di ricavare qualche piccolo filmato, qualche informazione». Lo scrittore cita il G8 di Genova: «Ci furono torture, ma in Italia non esiste il reato di tortura. I poliziotti colpevoli sono stati condannati per lesioni». Almeno, aggiunge De Luca, se c’è informazione può scattare la denuncia immediata, quindi «una messa sotto accusa di quelle prepotenze».
Da Genova alla valle di Susa: «Quello che deve avere una lotta come questa è una moltiplicazione di fonti di informazione. E di riprese: dai telefonini alle telecamere, niente deve passare liscio, al buio. Il danno maggiore di quel massacro – dice, riferendosi alle violenze di Coldimosso – è che non sono circolate le immagini. Non deve più succedere».
Intervistato da “Libre” per il format televisivo italo-francese “Alp Channel” (programmazione su web e satellite a partire da aprile), Erri De Luca – vicino al movimento No-Tav già dalla rivolta popolare del 2005, che fermò il primo progetto Torino-Lione – insiste sul valore della resistenza democratica delle popolazioni alpine, decise a difendere il proprio territorio dall’invadenza delle grandi opere. «Una popolazione alpina ha un rapporto molto più stretto con il suo territorio, con l’ambiente, con la montagna, con l’acqua, con l’aria, con il suolo sul quale lavora. E dunque ha un diritto maggiore di intervento. E merita più ascolto».
La montagna, dice l’autore de “Il peso della farfalla” (capolavoro poetico, storia di un camoscio e di un cacciatore) è una grande risorsa cui guardare per il futuro, da difendere come fa la valle di Susa, che combatte contro «stupidissimi e meschinissimi interessi economici», da quando è l’economia a «dettare le leggi», che poi «la politica esegue», intascando «grandi affari», a beneficio di «quelli che ne approfitteranno». Secondo De Luca «bisogna riportare la politica al comando», come è avvenuto negli Usa: «Hanno eletto un presidente nero, uno che ha portato alla presidenza degli Stati Uniti delle idee e delle cattive intenzioni nei confronti dei profittatori economici. Da noi non è ancora successo, ma dovrà succedere».
Scritto da Comitato NoTav Alta
ValSangone.
Sono PRO No Tav.
RispondiEliminaTutta la TAV è inutile. O al momento non necessaria, se consideriamo i servizi pubblici in Italia. Quei soldi sarebbero serviti a mille altri usi come a modernizzare le FS locale e interregionale (Casalmaggiore - Parma 1h, con treno a GASOLIO!), sanità, istruzione, ricerca... Chi usa la TAV? Quanti di voi hanno necessità di andare da Milano a Roma in 3 ore? Sempre i soliti: politici, manager... Che possono permettersi un aereo!
Ovviamente è stata fatta perché tutti (i soliti) ci potessero mangiare!
Inoltre, l'idea che modernizzare vuol dire costruire, aggiungere cemento e distruggere territorio, è vecchia di 50 anni. Al massimo bisogna ricostruire, o rendere più efficiente le strutture presenti.
Tornando al discorso Val di Susa: uno stato democratico si siede ad un tavolo e ragiona con i rappresentanti del territorio, con i tecnici che vivono in quel territorio; ci si confronta con dati e numeri. Da quel che mi risulta non è stato fatto o è stato fatto male.
Ed ora attaccano con la polizia (che non ha colpe, perché esegue ordini, a parte qualche "esagitato"). Ma quanta polizia è stata mandata per distruggere eco mostri, o case abusive (vedi Ischia, un paese interamente abusivo)? Nessuna! Li c'è la Mafia, ci sono interessi, gli stessi politici hanno case abusive ad Ischia.
Lo stato italiano è forte coi deboli e deboli coi forti!
Pro no Tav. Pro Resistenza! Anche con la forza!
Dulcis in fundo:
http://www.youtube.com/watch?v=LHVS3Pogwxc
Hola
Se ho una casa a schiera lurida, completamente da ristrutturare, spendo quel poco che ho per rifare la siepe che confina col mio vicino solo perché me lo chiede lui??
RispondiEliminai pro tav possono essere solo i disinformati di questo povero paese..
Caliamo le mutande ancora una volta alla francia e all'europa?
la resistenza no tav è solo da elogiare, chiunque in questo momento sta protestando laggiù è degno del mio rispetto, (e allo stesso tempo mi vergogno di non poter presenziare, spero di trovare qualcosa nelle vicinanze visto che si sta muovendo tutt'Italia) chissà se un giorno verranno studiati nei libri di storia.. Speriamo!!
http://www.youtube.com/watch?v=-ApmnTWUpSo
RispondiEliminaMANIFESTAZIONI DI OGGI:
RispondiEliminaAVELLINO - 10.00 Presidio sotto la Prefettura
CATANIA - 11.30 stazione ferroviaria - presidio
IMPERIA - 12.00 Slargo antistante il comune di Imperia
MANTOVA - 15.30 Piazzale Martiri di Belfiore (poste)
PAVIA - 16.00 Piazza della Vittoria
PESARO - 16.00 Piazza del popolo
ROMA - 15.00 Piazzale Tiburtino - raduno per corteo cittadino
SESTRI LEVANTE (GE) - 15.00 Presidio in Piazza Matteotti
TRIESTE - 16.30 Piazza della Borsa
FRANCIA - Parigi - 14.00 Place du Centre Pompidou (Beaubourg) assemblea pubblica
INGHILTERRA - Londra - 14.00 consolato Italiano - 38 Eaton Place
IRLANDA - Dublino - 14.00 Ritrovo in Piazzetta 'Ultima Cena'
PAESI BASCHI - Donostia / San Sebastian - 11.00 Stazione delle ferrovie
SVIZZERA - Ginevra - 14.00 Sede ONU , manifestazione
UNGHERIA - Budapest - 14.00 Ambasciata Italiana, presidio musicale
Questo è spettacoloso http://www.youtube.com/watch?v=5F2dYcC8wBk
RispondiEliminaNo tav tutta la vita!I tg li trattano da terroristi in realtà sono solo persone che vogliono difendere il loro territorio ed hanno capito che solo le parole nn bastano.Dispiace per i disagi che provocano a lavoratori o semplici turisti, ma è un dato di fatto,"per scuotere la gente nn bastano i discorsi".Abbiamo ancora negli occhi i disastri provocati dal non rispetto dell'ambiente come a genova!prima di piangere nuovamente vittime innocenti difendiamo il nostro territorio
Tutta la vita NO TAV !siamo alle solite,chi paga son sempre i soliti per i comodi di pochi...un recente studio ha evidenziato che le infrastrutture presenti nel territtorio interessato,sono sfruttate per solo il 30% delle potenzialità.non secondario è l'impatto ambientale dei lavori che si dovranno fare nell'area(le montagne della Val di Susa sono ricche di amianto,altamente cancerogeno!).ultima riflessione di carattere commericiale:negli ultimi decenni le merci si spostano da sud a nord nella nostra vecchia Europa,e mai in senso orizzontale...che significato avrebbe collegare ad esempio la Romania al Portogallo??piu da vicino:negli ultimi dieci anni il traffico merci Italia-Francia su quella tratta si è più che dimezzato. Ergo: CUSAMNINFREGA ME ADLA TAV?CUSA MAN FUJA? chiudo citando un pezzo di Caparezza(La grande opera): "Una grande opera macchina economica che i massoni rifocillerà..."
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