23 gennaio 2012

Diritto di resistenza

In un periodo altamente critico come quello che stiamo vivendo, nel quale la sicurezza di un futuro tranquillo e stabile sta diventando sempre più una speranza flebile, bisogna arrendersi al sacrificio e alla abnegazione. Siamo tutti consapevoli che dobbiamo compiere degli sforzi a cui non eravamo abituati. La maggior parte degli italiani è disposta a ridimensionare il proprio stipendio (spesso già scarso) pagando tasse e balzelli in continuo aumento, pur di contribuire a superare questo momento nero. In molti arrivano anche ad accettare la mancanza di un lavoro stabile e cercano di fare del loro meglio ingegnandosi e rimboccandosi le maniche. In fondo si dice che gli italiani nel passato hanno sempre dimostrato di uscire rafforzati dalle crisi economiche e dai periodi di recessione, a volte addirittura con una crescita repentina e inaspettata. Quindi si potrebbe pensare di continuare così, di tenere duro nell’attesa di tempi migliori, che prima o poi dovranno arrivare. Purtroppo però esiste qualcos’altro che caratterizza questo periodo infausto: l’inesorabile morsa che stringe le nostre vite e ci toglie pian piano la nostra libertà. Ma chi tiene in mano la morsa? Il governo? Le banche? La comunità europea?...Forse un po’ tutti contemporaneamente, intricati in un sistema a cascata per cui l’azione di chi sta in alto determina una reazione di chi è più in basso. Risultato: in nome della crisi ci stanno togliendo la libertà. Gli esempi a dimostrazione di questo liberticidio si sprecano. Per la maggior parte delle persone utilizzare l’automobile è diventato quasi un lusso, ci si pensa su due volte prima di spostarsi senza necessità, la benzina incide già troppo solamente calcolando gli spostamenti legati al lavoro o comunque a impegni non superflui. Alcuni dei cambiamenti legati ai conti correnti stanno mettendo a disagio migliaia di anziani, in difficoltà nel gestire i pochi soldi della pensione, senza considerare che le limitazioni sui prelievi e l’obbligo di indicare la motivazione del prelievo stesso danno non poco fastidio ai cittadini onesti. Siamo sempre più limitati e lo saremo sempre di più se le cose non cambieranno. La soglia di sopportazione è molto soggettiva ma sono sicuro che arriverà un momento in cui la maggior parte degli italiani (o europei) non accetteranno più il lento stringere del cappio al loro collo: a quel punto ci sarà una reazione. Ma quando il popolo ha il diritto di reagire? Domanda annosa e complicata, affrontata da molti pensatori tra cui John Locke (1632-1704), filosofo britannico padre del liberalismo politico. Dal suo “Trattato sul Governo” (cap.XIX) sono tratte le considerazioni che seguono: “Ogniqualvolta i legislatori tentino di sottrarre o distruggere la proprietà del popolo, o di renderlo schiavo d’un potere arbitrario, si mettono in stato di guerra col popolo stesso, che pertanto è assolto da ogni ulteriore obbedienza e resta libero di ricorrere al comune rimedio che Dio ha messo a disposizione di tutti gli uomini contro la forza e la prepotenza.[...]Ma coloro che affermano che si getta il seme della ribellione, che si possono cioè occasionare guerre civili e discordie intestine, quando si dice al popolo che è assolto dall’obbedienza ogniqualvolta con mezzi illegali si attenti alla sua libertà e proprietà e che può opporsi alla violenza illegittima di coloro che erano suoi funzionari quan¬d'essi usurpano la sua proprietà tradendo il mandato ricevuto, e che dunque tale dottrina è da respingere perché fatale alla pace nel mondo, potrebbero allo stesso titolo sostenere che uomini onesti non possono opporre resistenza a briganti e pirati perché ciò potrebbe provocare disordini e spargimento di sangue. Il male che può acca¬dere in questi casi non può essere imputato a chi difende il suo diritto, ma a chi usurpa il diritto altrui. [...] Il fine del governo è il bene dell'umanità, e che cosa vale meglio per l'umanità: che il popolo sia sempre esposto all'incontrollata volontà della tirannide o che i governanti possano talvolta vedersi opporre resistenza quando abu¬sano del potere e lo adoperano per la rovina e non per la salvaguar¬dia della proprietà dei sudditi?”

3 commenti:

  1. Beh stiamo vedendo in questi giorni che la soglia di sopportazione sta raggiungendo il limite... il limite e problema è che questa forma di resistenza sta aggravando la situazione... portando qualcuno a dire (non senza ragioni) che se governo, banche, finanza e lobby ci stanno (deliberatamente) portando al disastro economico, noi gli stiamo dando una mano.
    Questo potrà ora portare all'aggravarsi della sitauzione a un punto tale da far superare il secondo limite: quello fra protesta e rivoluzione... se così non fosse non so a cosa possano servire i disordini di questi ultimi giorni...
    Ma se invece così fosse significherebbe il collasso... prospettiva comunque non rosea.
    Insomma a noi scegliere qual'è la padella e qual'è la brace... in ogni caso siamo nella merda

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  2. Indubbiamente è vero che fino ad oggi non abbiamo fatto nulla per evitare quello che si è venuto a creare. Il fatto è che siamo stati indottrinati fin dalla nascita a pensare ed agire in un certo modo. Se vogliamo veramente arrivare ad un concreto cambiamento la prima grande rivoluzione deve essere cambiare noi stessi.

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